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PINOCCHIO E IL GRILLO PARLANTE

Pinocchio e il falso grillo parlante.

VI dirò dunque, ragazzi, che mentre il povero Geppetto era condotto senza sua colpa in prigione, quel monello di Pinocchio, rimasto libero dalle grinfie del carabiniere, se la dava a gambe giù attraverso ai campi, per far più presto a tornarsene a casa; e nella gran furia del correre saltava greppi altissimi, siepi di pruni e fossi pieni d'acqua, tale e quale come avrebbe potuto fare un capretto o un leprottino inseguito dai cacciatori.
Giunto dinanzi a casa, trovò l'uscio di strada socchiuso. Lo spinse, entrò dentro, e appena ebbe messo tanto di paletto, si gettò a sedere per terra, lasciando andare un gran sospirone di contentezza.
Ma quella contentezza durò poco, perché sentì nella stanza qualcuno che fece:
- Crì-crì-crì!
- Chi è che mi chiama? - disse Pinocchio tutto impaurito.
- Sono io! -
Pinocchio si voltò e vide un grosso grillo che saliva lentamente su su per il muro.
- Dimmi, Grillo, e tu chi sei?
- Io sono il Grillo parlante, e abito in questa stanza da più di cent'anni.
- Oggi però questa stanza è mia, - disse il burattino, - e se vuoi farmi un vero piacere, vattene subito, senza nemmeno voltarti indietro.
- Io non me ne anderò di qui, - rispose il grillo, - se prima non ti avrò detto una gran verità.
- Dimmela e spicciati.
- Guai a quei cittadini che si non si ribellano a chi li governa, perchè devi sapere che sono tutti corrotti, rubano, fanno gli interessi dei potenti e non gliene "frega" niente dei cittadini. Sono tutti uguali: Berlusconi, Veltroni, Fini, Casini, Bossi, Napolitano, Mastella fanno solo finta di di essere in contrasto, in realtà, sono tutti d'accordo nel difendere gli interessi della casta. Dobbiamo rifiutare qualsiasi autorità e imparare a insultarli tutti, dire loro "vaffanculo". Altrimenti non avremo mai bene in questo mondo; e prima o poi dovremmo pentircene amaramente.
- Canta pure, Grillo mio, come ti pare e piace: ma io so che se seminiamo odio raccoglieremo solo tempesta. E ' facile dire "vaffanculo" a tutti: potremmo anche mandarli tutti a casa ma, siamo certi che i nuovi saranno migliori? Pensa a noi ragazzi se sentiamo che i grandi predicano la cultura dell'insulto, potremmo pensare che siamo anche noi autorizzati a mandare a "fanculo" i nostri genitori, i professori e tutti i nostri simili. A darti retta avverrà a me quel che avviene a tanti altri ragazzi, vale a dire che andrei a scuola non per imparare, perchè bisogna studiare e quindi far fatica ma solo per contestare i professori e disconoscerne l'autorità e poi andare a divertirmi correndo dietro alle farfalle e a salire su per gli alberi a prendere gli uccellini di nido.
- Povero grullerello! Ma non sai che, non facendo così, come dico io, diventerai da grande un pover'uomo e che tutti si piglieranno gioco di te?
- Chetati, Grillaccio del mal'augurio! - gridò Pinocchio.
Ma il grillo, che si riteneva un gran filosofo, invece di aversi a male di questa impertinenza, continuò con lo stesso tono di voce:
- E se non ti garba di insultare tutte le autorità, perché non impari almeno il mestiere di politico, potremmo fare tante liste locali. Però, sappi che chi è capace di dire "vaffanculo" saprà governare meglio di chi ci ha governato in questi anni. Io darò loro la patente di onesto e capace.
- Vuoi che te lo dica? - replicò Pinocchio, che cominciava a perdere la pazienza. - Fra i mestieri del mondo non ce n'è che uno solo, che veramente mi vada a genio.
- E questo mestiere sarebbe?
- Quello di mangiare, bere, dormire, divertirmi e fare dalla mattina alla sera la vita del vagabondo.
- Per tua regola, - disse il Grillo perdendo la sua solita calma, - tutti quelli che fanno codesto mestiere finiscono quasi sempre allo spedale o in prigione.
- Bada, Grillaccio del mal'augurio!... se mi monta la bizza, guai a te!
- Povero Pinocchio! Mi fai proprio compassione!
- Perché ti faccio compassione?
- Perché sei un burattino e, quel che è peggio, perché hai la testa di legno. -
A queste ultime parole, Pinocchio saltò su tutt'infuriato e preso di sul banco un martello di legno lo scagliò contro il Grillo Parlante.
Forse non credeva nemmeno di colpirlo: ma disgraziatamente lo colse per l'appunto nel capo, tanto che il povero Grillo ebbe appena il fiato di fare crì-crì-crì, e poi rimase lì stecchito e appiccicato alla parete.
by FRANCESCO FOGLIA

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